Forlì, 3/08/2021

Articolo 54 DPR 1092 del 1973 fine della lunga battaglia? Hanno vinto davvero gli appartenenti al comparto Difesa? Parte Seconda.

Di Matteo Pavanetto Avvocato in Forlì

Torno nuovamente sulla circolare INPS n. 107 del 14.7.2021.

Leggendola e rileggendola, in realtà, vi sono ben poche certezze per i militari del comparto Difesa (del Sicurezza non si fa menzione alcuna) e restano, invece numerosi i dubbi.

Al di là delle roboanti dichiarazioni di principio, sembra costituire un caposaldo di tale circolare l’intenzione di INPS di provvedere al riesame d’ufficio dei trattamenti pensionistici del personale del comparto Difesa, applicando per la quota retributiva l’aliquota del 2,44% per il numero di anni di anzianità contributiva maturati al 31.12.1995.

Addirittura, sembra che verranno corrisposti gli arretrati, con interessi e/o rivalutazione, pur nei limiti della prescrizione quinquennale.

Il vulnus di tali affermazioni, al momento soltanto di principio, risiede nella assoluta mancanza di tempistiche certe entro cui INPS si attiverà o, meglio, dovrebbe attivarsi, per adeguare le pensioni degli appartenenti al Comparto Difesa.   

Inps, si legge, riesaminerà d’ufficio (tutti?) i trattamenti pensionistici dei militari facenti parte del comparto Difesa.

Già questa affermazione lascia interdetti e genera non poche perplessità.

Anche perché basta pensare all’ingentissima platea di aventi diritto per comprendere come il riesame d’ufficio di centinaia di migliaia di posizioni pensionistiche sia un lavoro improbo, dispendioso (per l’Ente) e di difficile realizzazione.

Per di più e, soprattutto, con quali tempistiche? Non è dato saperlo.

E cosa potrebbe accadere?

Gli appartenenti al comparto Difesa, abbandonano le postazioni offensive che sino ad oggi li hanno opposti ad INPS, ovvero non inviano più diffide, non presentano ricorsi, insomma attendono, fiduciosi, lo spontaneo riesame delle proprie posizioni pensionistiche da parte di INPS.

Trascorrono gli anni, ne passano oltre 5 (tutt’altro che improbabile) e la rivalutazione del 2,44%, in ipotesi, non viene attribuita.

Gli arretrati verrebbero corrisposti solo tornando indietro di 5 anni, in quanto il periodo eccedente si prescriverebbe e, pertanto, il diritto dei militari riceverebbe una piccola erosione.

Nel frattempo il clamore suscitato dall’art. 54 DPR 1092 del 1973 si sopirà, i ricorsi si esauriranno, l’eco di questa epica battaglia si perderà nelle maglie della quotidianità e tutti si dimenticheranno della rivalutazione.

E passeranno gli anni… e dopo dieci anni senza interrompere la prescrizione, il diritto alla rivalutazione nella misura del 2.44% non potrà più essere fatto valere.

La ritenete una ipotesi improbabile? Forse…..

Senza contare che nessuno di noi è eterno.

Per cui, a mio parere, occorre rimanere vigili e predisporre le diffide ad INPS a mezzo pec, come ho sempre fatto io per tutti i miei clienti,  così interrompendo ogni termine prescrizionale decorrente e che ricomincerà a decorrere, ex novo, dal ricevimento della diffida.

In tal modo si “allungherà” il tempo di sopravvivenza degli arretrati.

Faccio un esempio pratico.

Poniamo il caso di un militare che sia andato in pensione nel 2018 ed abbia diritto alla rivalutazione della parte  retributiva della sua pensione in misura di 2,44% annuo.

Poniamo che il militare in questione, letta la circolare, ritenga di non fare nulla attendendo fiducioso la rivalutazione della sua pensione.

Mettiamo che la rivalutazione arrivi tra 5 anni, nel 2026.

Sarebbero irrimediabilmente prescritti gli arretrati ante 2021, con la conseguenza che il militare perderebbe tre anni di arretrati.

Se invece verrà posta in essere la diffida amministrativa il termine di prescrizione si interromperà in quel momento, ricominciando a decorrere dall’inizio (altri 5 anni) subito dopo.

Per cui il nostro militare andato in pensione nel 2018 che abbia interrotto la prescrizione rivendicando il proprio diritto alla rivalutazione della pensione nel 2021, non perderebbe alcun arretrato laddove, come nell’ipotesi prospettata, la pensione gli venga rivalutata nel 2026.

Dettagli.

Dettagli importanti.

Poi, forse sei mesi di attesa potrebbero essere un tempo ragionevole, ma se in quel tempo non dovesse intervenire la rivalutazione d’ufficio da parte di INPS, allora bisognerà prendere in considerazione l’idea di tornare avanti alla Corte dei Conti per ivi ottenere il riconoscimento dei propri diritti.

Anche perché oggi, vinto il ricorso, l’aggiornamento della pensione viene fatto un tempo medio di circa 4 mesi dalla notifica della sentenza ad INPS, per cui il riesame e la rivalutazione “automatici” dovrebbero richiedere, ragionevolmente, un tempo di non più di sei mesi.

Per quanto riguardo i ricorsi già pendenti mi riservo ovviamente di tornare ancora in argomento, soprattutto dopo che avrò potuto vedere come si difenderà INPS (allorquando si costituirà in giudizio), in quanto dubito seriamente che predisporrà una difesa remissiva ed accondiscendente ma chissà, forse, e dico sempre e troppo spesso forse, questa volta l’Ente ci stupirà.

Come avrete capito la circolare 107 del 14.7.2021 non mi convince affatto, sembra voler mettere la parola fine a lunghi e faticosi anni di ricorsi con cui i militari hanno alzato la testa e difeso i propri diritti, ottenendo plurime e giuste vittorie.         

Sembra voler mettere fine a tutto questo contenzioso, utilizzando il taglio dell’art. 54 DPR 1092 del 1973 eseguito dalle compiacenti Sezioni Riunite con sentenza 1 del 2021 che ne hanno prospettata una (inammissibile – nel senso giuridico del termine) interpretazione radicalmente nuova, non richiesta né dai militari ricorrenti, né da INPS, ma letteralmente inventata dalla Corte, per ridimensionare notevolmente le preteste degli aventi diritto.

Sembra voler mettere fine a tutto, arrogandosi però il diritto o, meglio, l’arbitrio, di decidere il come e, soprattutto, il quando verranno rivalutate le pensioni dei militari.

Insomma, non bisogna abbassare la guardia.

Occorre continuare con le diffide, attendere 6 mesi e poi chiedere alla Corte dei Conti il riconoscimento dei propri diritti altrimenti temo (e spero tanto di sbagliarmi) che INPS di sua iniziativa non adeguerà proprio nulla.

Questa la mia modesta e personale opinione.

Avv. Matteo Pavanetto

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