Forlì, 13/09/2021

La Sentenza delle Sezioni Riunite 12 del 21.7-2.9.2021.

Di Matteo Pavanetto Avvocato in Forlì

La sentenza in commento prende posizione, in modo definitivo, sull’applicabilità dell’ art. 54 DPR 1092 del 1973 agli appartenenti al Comparto difesa che, andati in pensione con il c.d. sistema misto, avessero una anzianità di servizio al 31.12.1995 inferiore ad anni 15.

La tesi di INPS è nota.

Ovvero, soprattutto dopo la sentenza 1 dl 2021 delle medesime Sezioni Riunite, INPS ha ritenuto che a tutti quei militari che, andati in pensione con il sistema misto, ma con una anzianità di servizio utile inferiore ai 15 anni al 31.12.1995, non potesse trovare applicazione l’art. 54 DPR 1092 del 1973.

Per cui, il periodo retributivo della pensione di questi militari , a parere di INPS doveva essere rivalutato nella misura del 2,20% e non del 2,44%.

Tale impostazione, sempre secondo l’INPS, sarebbe suffragata anche dal dispositivo della sentenza n. 1/2021 dove viene affermato che “l’aliquota del 44% non è applicabile per la quota retributiva della pensione in favore di quei militari che, alla data del 31 dicembre 1995, vantavano un’anzianità inferiore a 15 anni”.

Affermazione iniqua, assurda e anche costituzionalmente scorretta, in palese violazione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost.

Affermazione che, anche nelle intenzioni delle SSRR (Sezioni Riunite), non intendeva affatto escludere gli under 15 dall’applicabilità dell’art. 54 DPR 1092 del 1973 alla c.d. parte retributiva della loro pensione.

L’atteggiamento delle varie Corti dei Conti e delle Sezioni Centrali d’Appello nei confronti dei c.d. under 15 è stato, tuttavia, ondivago e altalenante, con la conseguenza che, parte della Giurisprudenza ha continuato a ritenere applicabile l’art. 54 anche ai c.d. under 15 (la II sezione della Corte dei Conti Centrale d’Appello – Corte dei Conti Toscana, Corte dei Conti Calabria), mentre, altra parte, respingeva le azioni dei militari volte ad ottenere il ricalcolo della parte retributiva della propria pensione nella misura del 2,44% annuo per ogni anno di servizio utile anteriore al 31.12.1995 (la III Sezione della Corte dei Conti Centrale d’Appello – Corte dei Conti Emilia Romagna).

A porre fine a questa interminabile diatriba e per evitare che l’accoglimento del proprio ricorso dipendesse esclusivamente dalla fortuna nell’assegnazione alla II o alla III Sezione Centrale d’Appello, la questione è stata (nuovamente) rimessa alle Sezioni Riunite della Corte dei Conti che si è pronunziata con la sentenza 12 del 2021.

Alle Sezioni Riunite è stata posta la seguente questione di massima “ di statuire se la quota retributiva della pensione da liquidarsi con il sistema misto, ai sensi dell’art. 1, comma 12, della legge n. 335/1995, in favore del personale militare o appartenente a corpi militarizzati, cessato dal servizio con oltre 20 anni di anzianità utile ai fini previdenziali, vada calcolata  tenendo conto dell’effettivo numero          di        anni    maturati        al 31 dicembre 1995, con applicazione del relativo coefficiente, per ogni anno utile, determinato dalle stesse SS.RR. nel 2,44% anche in favore di quei militari che, alla data del 31 dicembre 1995, vantavano un’anzianità di servizio inferiore a quindici anni; b) ovvero di statuire, ove ritenuto non applicabile il coefficiente del 2,44%, quale sia l’aliquota da applicare al personale militare cessato dal servizio con oltre venti anni di anzianità che, alla data del 31 dicembre 1995, vantava un’anzianità di servizio inferiore a quindici anni”.

Preliminarmente, le Sezioni Riunite, nella sentenza 12 del 2021, affermano  che “non appare condivisibile quanto affermato dall’INPS nella sua memoria relativamente al fatto che la sentenza 1 del 2021, non avendo fatto riferimento al coefficiente del 2,44% annuo per i militari titolari di anzianità inferiore ai 15 anni, avrebbe dimostrato che nelle operazioni di calcolo delle quote retributive commisurate ad anzianità di servizio inferiori a 15 anni, tale aliquota “non può essere applicata né per intero né previo frazionamento”.  Tale deduzione” aggiungono le Sezioni Riunite,  “appare priva di fondamento poiché la sentenza (1/2021), si limita, per gli “under 15” – e non avrebbe potuto fare altrimenti – a rispondere al quesito del remittente, escludendo l’applicabilità “secca” del 44%. Altra questione, che la sentenza solo apparentemente lascia aperta, è la valorizzazione di quegli anni di servizio che non raggiungono il quindicesimo.  Quindi non è veroche i militari con meno di 15 anni di servizio al  31 dicembre 1995 non abbiano titolo per rivendicare l’aliquota del 2,44% annuo”.

Dopo una attenta esegesi interpretativa di tutta la normativa su cui si fonda il sistema pensionistico nel comparto difesa, non limitata al solo esame del DPR 1092 del 1973, le Sezioni Riunite hanno, infine, deciso di rispondere al quesito loro interposto nei seguenti termini, enunciando il seguente principio di diritto:

La quota retributiva della pensione da liquidarsi con il sistema misto, ai sensi dell’art. 1, comma 12, della legge n. 335/1995, in favore del personale militare cessato dal servizio con un’anzianità superiore a 20 anni e che al 31 dicembre 1995 vantava un’anzianità inferiore a 15 anni, va calcolata tenendo conto dell’effettivo numero di anni di anzianità maturati alla predetta data, con applicazione dell’aliquota del 2,44% per ogni anno utile”

Per cui, da un punto di vista strettamente interpretativo questa affermazione pone fine ad ogni e qualsivoglia ulteriore diatriba sul tema, in quanto costituisce un principio di diritto fermo, chiaro, definito e tendenzialmente vincolante, che anche  ai militari andati in pensione con il sistema misto, con una anzianità di servizio al 31.12.1995 inferiore ad anni 15, SPETTA la rivalutazione di tale periodo (c.d. retributivo), nella misura del 2,44% per ogni anno di servizio utile anteriore al 31.12.1995.

Certo tale rivalutazione, con conseguente ricalcolo, non porterà ai militari coinvolti un beneficio economico che possa essere qualificato come rilevante, ma si tratterà pur sempre di un miglioramento che coinvolgerà sia l’emolumento pensionistico mensile spettante al militare, sia gli arretrati, costituiti dal differenziale dovuto moltiplicato per il numero di anni in cui non è stata corrisposta  la rivalutazione del 2,44% annuo.

Cosa accadrà dopo la sentenza delle SSRR 12 del 2021?

Presumibilmente in tutti i ricorsi pendenti presso le varie Corte dei Conti dislocate su tutto in territorio Nazionale, e presso le Sezioni Centrali d’Appello, i Giudici tenderanno ad adeguarsi al principio espresso dalle SSRR nella sentenza in commento.

Ciò significa che, pur senza esserne vincolati ex lege, i Giudici  delle pensioni nel I Grado di giudizio, disattendendo le diverse tesi di INPS, riconosceranno anche ai c.d. under 15, la rivalutazione del 2.44% annuo della parte retributiva della loro pensione, rivalutando in tal misura ogni anno di servizio utile espletato da ciascun militare ,sino alla data del 31.12.1995.

Ciò significa che chi, under 15, sia rimasto soccombente in I grado, causa l’errata applicazione dei principi espressi nella sentenza 1 del 2021 delle SSRR, potranno/dovranno interporre appello avanti alle Sezioni Centrali di Appello della Corte dei Conti in Roma per ivi ottenere il riconoscimento del loro diritto alla rivalutazione, al ricalcolo della propria pensione e al pagamento dei c.d. arretrati, oltre interessi e rivalutazione.

Un appello che, sinceramente, mi sento sicuramente di consigliare.

La Circolare INPS 107  del 2021.

L’Inps, nella propria circolare 107 del 2021 afferma che prenderà in esame anche la questione degli under 15.

Già, ma con quali tempistiche?  Non è dato saperlo.

Inoltre, continuo a nutrire dei seri dubbi che INPS, automaticamente, provvederà alla rivalutazione e al conseguente ricalcolo di tutte le pensioni dei militari andati in pensione con il sistema c.d. misto e con una anzianità di servizio utile al 31.12.1995 tra i 15 e 18 anni, volontariamente corrispondendo anche gli arretrati e gli interessi per poi provvedere, in modo speculare, nei confronti dei c.d. under 15.

Per questo continuo a consigliare a tutti i militari (sia over che under 15) di dare corso alla diffida a mezzo pec alla sede INPS di propria competenza e, perlomeno per gli under 15, di interporre ricorso in Corte dei Conti forti della sentenza in commento (12 del 2021).

Per gli over 15, invece, dopo la pec di diffida continuo a consigliare una tecnica attendista e ho suggerito di attendere almeno 6 mesi dalla diffida per verificare se INPS adeguerà automaticamente (o meno) la parte retributiva della pensione di questi militari.

E in caso negativo potrà sempre essere interposto apposito ricorso avanti alla compente Corte dei Conti al fine di ivi ottenere il riconoscimento dei propri diritti.

Avv. Matteo Pavanetto

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