Forlì, 22/01/2021

Alcune considerazioni di massima in attesa delle future pronunce delle varie Corte dei Conti.

OGGETTO: Ricorso per art.54 c.1 DPR 1092 del 1973 per i ricorrenti/militari sotto i 15 anni alla data del 31.12.1995.

L’INPS si difende facendo esclusivo riferimento della nuova interpretazione circa le modalità applicative dell’art. 54 c. 1 DPR 1092 del 1973, fornita nella recentissima sentenza delle Sezioni Riunite 1 del 2021.
Tuttavia e nonostante la tesi esposta dalle Sezioni Riunite nella sentenza 1 del 2021, INPS continua a sostenere che l’art. 54 c. 1 DPR 1092 del 1973 “è diretto a salvaguardare coloro che sono cessati dal servizio con un’anzianità di almeno 15 anni e non più di 20 di servizio e dunque la stessa non può essere applicata a coloro che, come sono cessati dal servizio con un’anzianità utile a fini pensionistici superiori a venti anni”.
Tale impostazione interpretativa di INPS avente ad oggetto l’art. 54 c. 1 DPR 192 del 1973 è stata smentita da centinaia di sentenze della Corte dei Conti e anche dalla n. 1 del 2021 delle Sezioni Riunite.
Per cui trattasi di una tesi, ridondante nelle difese INPS, che non merita alcun accoglimento. Probabilmente consapevole della palese infondatezza di tale interpretazione, INPS, quasi fosse un’ancora di salvezza, invero più volte invocata nel corso degli anni, si aggrappa alla sentenza 1 del 2021 delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti e chiede la reiezione dei ricorsi.
La Corte dei Conti a Sezioni Riunite con sentenza n.1 del 2021 non sposa affatto l’interpretazione che INPS ha sempre fornito dell’art. 54 ma ne “inventa” una modalità applicativa del tutto nuova.
Le Sezioni Riunite ritengono che l’art. 54 c. 1 DPR 1092 del 1973 si applichi ad ogni militare che sia andato in pensione con il sistema misto con una anzianità di servizio al 31.12.1995 tra i 15 e i 18 anni (rectius 17 anni e 364 giorni), prescindendo dagli anni di servizio effettivo alla cessazione, ma precisano che non si applica, tout court, a tale periodo, la rivalutazione del 44%.
Attraverso una interpretazione dell’art. 54 c. DPR 1092 del 1973 più matematica che giuridica, assumendo, più che altro, la veste di un autorevole conciliatore, il Collegio ritiene che la percentuale di rivalutazione della parte c.d. retributiva delle pensioni dei militari andati in pensione con il sistema misto, debba essere calcolata come segue:
44%:17 anni e 364 giorni pari a 17,997 = 2.445%
Per cui, secondo le Sezioni Riunite il militare andato in pensione con il sistema misto e che al 31.12.1995 avesse una anzianità di servizio tra i 15 e i 17 anni e 364 giorni (dal 18 anno scatta il retributivo puro L. 335 del 1995), deve vedersi rivalutare la parte retributiva della sua pensione nella misura del 2.445%, valore arrotondato per difetto a 2,44%, ancora a detrimento dei militari(!), per ogni anno di servizio effettivo espletato ante 31.12.1995.
Anzi e ad onor del vero in tale sentenza, a differenza di quanto afferma INPS, si legge testualmente “La “quota retributiva “ della pensione da liquidarsi con il sistema “misto”, ai sensi dell’articolo 1, comma 12, della legge n. 335/1995, in favore del personale militare cessato dal servizio con oltre 20 anni di anzianità utile ai fini previdenziali e che al 31 dicembre 1995 vantava un’anzianità ricompresa tra i 15 ed i 18 anni, va calcolato tenendo conto dell’effettivo numero di anni di anzianità maturati al 31 dicembre 1995, con applicazione del relativo coefficiente per ogni anno utile determinato nel 2,44%. Conseguentemente: L’aliquota del 44% non è applicabile per la quota retributiva della pensione in favore di quei militari che, alla data del 31 dicembre 1995, vantavano un’anzianità utile inferiore a 15 anni”.
Ora tale affermazione non significa che gli anni di servizio utile svolto dal militare prima del 31.12.1995 NON vadano rivalutati, così come assume INPS, bensì che andranno rivalutati nella percentuale del 2.44% annuo sino al 31.12.1995 senza applicazione della percentuale del 44%.
D’altronde è la stessa INPS a rivalutare la parte c.d. retributiva del servizio di ogni militare applicando erroneamente l’art. 44 DPR 1091 del 1973 dettato per gli impiegati civili dello Stato.
Tale periodo di lavoro va quindi rivalutato, ma applicando l’art. 54 DPR 1092 del 1973 previsto per i militari e non il parametro desunto dall’art. 44 del medesimo DPR e previsto per gli impiegati civili dello Stato.
La sentenza n. 1 del 2021 non contesta questo concetto, limitandosi ad affermare che se la rivalutazione del 44% non si applica per i militari che abbiano svolto al 31.12.1995 tra i 15
e 18 anni di servizio (rectius 17 anni e 364 giorni), conseguentemente non trova applicazione neppure a chi abbia meno di 15 anni di servizio al 31.12.1995.
La sentenza delle Sezioni Riunite che, pertanto, NON esclude affatto l’applicazione dell’art. 54 DPR 1092 del 1973 anche ai militari con meno di 15 anni di servizio al 31.12.1995, si è soltanto limitata ad indicare il corretto parametro di rivalutazione del c.d. periodo retributivo della pensione attribuita ai militari con il sistema misto, prevedendo l’applicazione di un indice di rivalutazione del 2.44% tout court e prescindendo dal fatto che i ricorrenti, al 31.12.1995, avessero raggiunto o meno i 15 anni di servizio effettivo.
Per cui, non viene affatto smentito dalle Sezioni Riunite il precedente orientamento, consolidato, anche da diverse Ecc.me Corti dei Conti secondo cui ai fini dell’applicazione dell’art.54 non è necessario che il ricorrente abbia maturato, alla data del 31.12.1995, almeno 15 anni di servizio utile, ma è sufficiente che tale periodo di anzianità contributiva sussista nel momento in cui lo stesso viene collocato in pensione con il sistema c.d. misto.
Del resto, diversamente ragionando, l’applicazione dell’art. 54 darebbe vita ad un inammissibile quanto ingiustificata disparità di trattamento tra i ricorenti che al 31.12.1995 avevano una anzianità di servizio di almeno 15 anni (ma meno di 18) e coloro che al 31.12.1995 avevano una anzianità di servizio inferiore a 15 anni.
A sostegno di tale tesi devesi evidenziare che il DPR n.1092, risalente al 1973, si limita a prevedere solo l’aliquota di rendimento al raggiungimento del 15° anno d’anzianità perchè questa era, all’epoca della sua emanazione, il minimo pensionabile.
Infatti, l’art.52 del medesimo DPR prevede che “L’ufficiale, il sottufficiale e il militare di truppa che cessano dal servizio permanente o continuativo hanno diritto alla pensione normale se hanno raggiunto una anzianità di almeno quindici anni di servizio utile, di cui dodici di servizio effettivo”.
Pertanto, è ovvio che l’art.54 DPR n.1092/1973 (intitolato dal legislatore “trattamento normale”) preveda il requisito dei minimo 15 anni di servizio utile, in quanto si riferiva semplicemente al requisito minimo per maturare il diritto alla pensione che, per l’appunto, all’epoca, il 1973, era 15 anni utili.
In tal senso recentissima Corte dei Conti Centrale d’Appello Sezione I, con recentissima sentenza n. 73 del 17.6.2020 ha riconosciuto l’applicabilità dell’art. 54 DPR 1092 del 1973 ad un militare che, alla data del 31.12.1995 aveva una anzianità di servizio utile di anni 6 e mesi 2, sconfessando,
in tal guisa, la sentenza 64 del 2020 della medesima sezione della Corte dei Conti Centrale d’Appello di segno opposto.
A favore dell’applicazione dell’art. 54 DPR 1092 del 1973 anche al militare con meno di 15 anni di servizio al 31.12.1995, si è pronunciata, assai di recente, anche l’Ecc.ma Corte dei Conti dell’Emilia Romagna.
Per cui ed in buona sostanza, i ricorrenti hanno diritto all’applicazione dell’art. 54 DPR 1092 del 1973 quanto alla rivalutazione percentuale del periodo di servizio utile anteriore al 31.12.1995, ancorchè nella misura del 2,44% annuo come indicato dalle SSRR nella sentenza 1 del 2021.
Sul punto è recentissima la sentenza della Corte dei Conti Regione Calabria, n. 12 del 14.1.2021, intervenuta sul caso di un militare con 14 anni di servizio al 31.12.1995, a chiarire che dopo la sentenza 1 del 2021 “deve essere valorizzata la circostanza secondo cui non può essere riconosciuta l’aliquota del 35% applicata dall’INPS in quanto norma rivolta al personale civile dello Stato. Deve altresì essere valorizzata la circostanza che il coefficiente di rendimento del 2,44% annuo per coloro che maturano il diritto alla pensione al 15° anno di servizio utile non è suscettibile di una modificatio in peius per coloro che, come il ricorrente, vantavano al 31.12.1995, un’anzianità di servizio inferiore ai 15 anni…… ciò anche per non dare vita a trattamenti differenziati a fronte del medesimo presupposto fattuale. Avendo il ricorrente chiesta l’applicazione di un coefficiente di rendimento del 2,93% annuo, il riconoscimento in suo favore del diverso coefficiente del 2,44% deve essere ricompreso implicitamente nella domanda senza che rilevi in senso contrario che egli non avesse maturato al 31.12.1995 i 15 anni di servizio utile che devono essere valorizzati ai fini del computo della quota A (la parte retributiva) della pensione…. ”.
In ogni caso, sono in attesa di alcune sentenze in merito da parte della Corte dei conti Emilia Romagna, per cui mi riservo poi ulteriori aggiornamenti sull’argomento…

Avv. Matteo Pavanetto

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