Importante sentenza sulla differenza tra ordine e obbligo di obbedienza al superiore gerarchico e diritto di critica circa le modalità di esecuzione dell’ordine ricevuto.

La controversia nasce da un provvedimento disciplinare irrogato al Maresciallo BG in esito alla relazione del Luogotenente X la quale, a parere dei Giudici di Primo Grado (Tar Emilia Romagna) sui fatti disciplinarmente rilevante non aveva raggiunto un sufficiente quadro probatorio ai fini dell’applicazione della sanzione disciplinare; ovverosia l’accertamento dell’effettiva esistenza di un “atteggiamento polemico, irrispettoso e poco consono alla gerarchia militare”, tendente a sminuire l’incarico del Luogotenente stesso in seno alla Sezione di P.G., oltre alla sua maggiore anzianità militare, e di disapprovazione delle “indicazioni, fornite dallo stesso, circa la procedura da adottare nelle fasi dell’intervento”, e che il tutto abbia superato i limiti una della “normale dialettica intercorrente tra militari e rispettosa della gerarchia militare”.

Afferma il Consiglio di Stato che Non vi è dubbio e non è contestabile che nell’ordinamento militare, improntato a principi di gerarchia, il superiore esercita una potestà di comando nei confronti degli inferiori di grado, che sono tenuti all’obbedienza.

Tuttavia nel caso di specie non può sottacersi che l’appellato non ha disatteso gli ordini ricevuti dal superiore, così che la questione oggetto di controversia non investe la disubbidienza a un ordine impartito, ma la sola modalità in cui si è svolto il confronto dialettico tra militari di diversi livelli gerarchici circa le più adeguate e opportune decisioni da assumere per la migliore riuscita dell’operazione in corso, confronto dialettico di cui non risulta comprovato, alla luce delle circostanze esposte, il superamento dei limiti disciplinarmente rilevanti.

Nemmeno nel rapporto inoltrato dal Luogotenente, inoltre, si evince la disubbidienza a un ordine formalmente dato, quanto piuttosto si fa riferimento ad una contrapposizione tra due diversi modi di affrontare e risolvere le difficoltà emerse nel corso dell’intervento, con un evidente reciproco irrigidimento dei due militari sulle proprie rispettive convinzioni operative.

In sostanza non è stato messi in discussione il principio gerarchico o il dovere di ubbidienza, ma nel caso di specie i termini della questione riguardano il carattere asseritamente irrispettoso di un atteggiamento, che non risulta pienamente comprovato, tenuto anche presente che, come indicato nella sentenza gravata, non vi sono testimoni all’infuori del diretto interessato per cui come insegna il Consiglio di Stato in questa sentenza,  va sempre distinto l’ordine impartito al militare dal superiore gerarchico, che coinvolge il principio gerarchico, appunto, e il dovere di ubbidienza del militare, dalla contrapposizione tra militari sui modi di affrontare e risolvere le difficoltà contingenti emerse nel corso dell’intervento che il Consiglio di Stato ritiene svincolata dall’ordine strictu sensu inteso.

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